
Orvieto, alta e strana … alla scoperta della città narrante
Orvieto è un’isola senza mare, una nave di tufo che veleggia sulla nebbia delle mattine d’autunno, un masso enorme che risplende al sole estivo tra i mille toni di verde della vallata del fiume Paglia.
Orvieto è la città della rupe, in cui l’ingresso segna il distacco fisico e mentale dalla pianura sottostante, per aprire uno scenario inebriante dove ventinove secoli di vita affiorano tra chiese e palazzi, vicoli e grotte, in un continuo intreccio tra ieri e oggi, tra nobile e plebeo, tra sopra e sotto terra.
Orvieto è la città del Duomo, con i suoi mille tesori, con i grandi artisti che vi hanno lavorato, con la vita che è passata tra le navate, con i papi che ha ospitato, con le leggende intrise di fede e devozione, con il miracolo di Bolsena e con i vecchietti al sole sul sagrato.
Orvieto è la città degli Etruschi, del vino, della ceramica, dei sotterranei, del buon vivere, dei palazzi medievali, del Pozzo di San Patrizio e delle lotte faziose tra Guelfi e Ghibellini.
Orvieto è una città viva e vitale, che ogni giorno si racconta, senza vanità e senza pudori, a chiunque voglia ascoltarla.
Orvieto, come diceva Fazio degli Uberti nel Dittamondo, è una città «alta e strana».